Michele Pietrangelo Art Studio

About Me

Sono nato nel 1978 nel centro storico di una città del Sud Italia: Andria. I miei genitori non erano ricchi ma mi hanno cresciuto con amore e grandi sacrifici e ho passato una bellissima infanzia selvaggia, a stretto contatto con la natura insieme a mia sorella e tanti cugini, scorrazzando per le campagne di Castel Del Monte ( BAT ).

aboutme, Castel del monte Andria
aboutme Bologna Michele Pietrangelo

Nel 1989 con tutta la famiglia ci trasferiamo a Bologna, stupenda e straordinaria città di Arte e Cultura del Nord Italia che adoro e nella quale tuttora vivo.

E’ stato un cambiamento molto traumatico, un salto in un mondo totalmente diverso: avevo pochi amici quindi passavo le mie giornate disegnando e suonando ed ero diventato abbastanza bravo in tutte e due le cose.

Ero molto attratto dal disegno, e un giorno andai a trovare mio padre al lavoro mentre restaurava una piccola chiesa di campagna, mi arrampicai sul ponteggio per vedere meglio le bellissime volte dipinte: c’era un signore con un pennello che con grande cura puliva  centimetro per centimetro  il disegno su quel muro, che fu fatto da Jacopo Vignerio un allievo del Caravaggio. Restai a guardarlo lavorare per un’estate intera e decisi che volevo fare parte di quel mondo.

Gli Studi

Iniziai la scuola di arti grafiche e mi appassionai moltissimo all’immagine e al suo mondo: scoprii la macchina fotografica e ne fui molto affascinato. Adoravo come la luce imprimeva le immagini sulla pellicola e come il mondo appariva diverso mettendo gli occhi nel mirino, mi stupivo vedendo la nascita di una stampa e come i colori primari formavano un’immagine, quindi decisi di comprare la mia prima macchina fotografica a pellicola.

Ho fatto diversi corsi di fotografia e di reportage alla John Kaverdash Academy a Milano, dopo qualche tempo cominciai a lavorare in una azienda come tecnico di stampa e come fotografo cercando sempre di andare oltre alla perfezione richiesta.

Il Cambiamento

Tornando da uno dei miei viaggi la vista iniziò ad annebbiarsi, cominciai a sentire un grande dolore agli occhi e alla testa e non vedevo più nitidamente. Andai in ospedale e scoprii di avere una malattia genetica rarissima; mi dissero che dovevo tenerla sotto controllo e che con il passare degli anni se non lo avessi fatto, avrei perso quasi completamente la vista: questo cambiò la mia vita per sempre. Per quasi 1 mese la malattia restò ben visibile e durante questo periodo, capii quello che avrei dovuto fare.

Cominciai quindi a creare immagini, con tutti i mezzi digitali a disposizione, modificandole fino a trovare la tecnica che mi avrebbe permesso di realizzare fotograficamente la versione danneggiata della mia vista.

La malattia mi aveva aiutato a capire come vedere in modo diverso tutto quello che avevo sempre visto. 

Invece di considerare questa vicissitudine in modo negativo l’ho trasformata in energia  positiva.

Il Futuro

Oggi non so se posso definirmi solo Fotografo nel senso puro del termine poiché utilizzo la macchina fotografica e il computer come strumento primario, quindi probabilmente potrei definirmi un DIGI-IMAGER

Ho molti progetti in corso d’opera e tanti altri che vorrei realizzare estendendone la visibilità ad un pubblico sempre più ampio. 

Le mie opere nascono con l’idea di combattere il costante flusso di pensieri negativi che influenzano l’umanità.

Credo che la rieducazione al pensiero positivo possa influire in modo efficace sul miglioramento della vita quotidiana delle persone. Pertanto uno dei soggetti che maggiormente utilizzo per trasmettere i suddetti sentimenti sono quelli naturali:

  • la luce del sole in diverse situazioni;
  • il modo in cui la natura trova la forza di ricrearsi e rinascere;
  • il modo in cui tutto quello che sembra caos ha un suo ordine;
  • il modo in cui l’uomo, che è parte integrante e imprenscindibile della natura, trova il modo di esprimersi.

Ed è proprio il pensiero positivo che influenza la mia visione del mondo: anche un soggetto inanimato, costruito dall’Uomo,  apparentemente senza fascino, attraverso questo modo di vedere acquista una sua bellezza.

All’inizio della mia carriera ho sempre lavorato cercando la perfezione estetica fotografica, ma nel tempo però le mie immagini si sono evolute minimizzando gli elementi e le inquadrature per dare più spazio al pensiero.

Ora penso di essere ad un altro step: la malattia, la mia conseguente crescita interiore e l’evoluzione tecnologica del mondo moderno mi ha portato a creare un nuovo modo di utilizzare l’immagine per comunicare.